Nulla di speciale nella Terra

Nulla di speciale nella Terra è una raccolta di undici racconti i cui protagonisti cercano,
fra pettegolezzi di colleghi, malizie, funzionari capricciosi e ingerenze di una vita
fuori misura, qualcosa che li riscatti dai cliché dai quali si sono lasciati addomesticare.
«Il mare è la cosa più vicina a dio in Terra, più tan­gibile del cielo. Una vastità
senza interruzioni, dove l’uomo è riuscito pressappoco a conficcare qual­che scoglio.
Nessun grattacielo né edifici di sorta feriscono la continuità dell’acqua,
come sono state di­radate le foreste. Carlotta ascolta un mare che dà e prende».

– Apparato critico a cura di Saverio Stella –

Nulla di speciale nella Terra, realizzato su cartoncino ecologico e carta interna
avoriata extralusso ad alta grammatura, è in libreria e nei maggiori store online,
o su https://divergenze.eu/prodotto/nulla-di-speciale-nella-terra/ in un lotto speciale
di copie numerate con inchiostro naturale, ordinabile senza spese di spedizione.

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Barbara Antonelli è nata e risiede a Pesaro.
Dopo la laurea in Architettura allo IUAV di Venezia è approdata in un ente pubblico.
Ha partecipato alla giuria popolare del Premio Campiello ed ha collaborato
in campo editoriale come lettore. Nulla di speciale nella Terra è il suo primo libro.

La guerra dell’acqua

La guerra dell’acqua è uno specchio dei nostri tempi, un atto di denuncia nel quale si riflettono le cronache della vita reale. David Manzoni affronta un tema quanto mai insolito per il teatro: l’avanzare della fine degli uomini con la scomparsa dell’elemento dal quale ha origine la vita. La storia si svolge in un futuro prossimo, che sappiamo es­sere dietro l’angolo, e mette di fronte un trafficone del Ministero, i comitati in difesa dell’acqua e Yambo, un giornalista con il vizio della verità a tutti i costi. E costui si adopera, proprio come acqua, per spegnere il falò della vanità dei corrotti e smontare il castello di menzogne del potere. La satira di Manzoni è impietosa, mai volgare, raffinata; il sentore di crudo realismo la rende ancora più dirompente, e anticipa un colpo di scena finale da grande maestro del teatro.
Un testo fondamentale per chi ha a cuore la battaglia per l’ecosistema.

– Apparato critico di Francesca Benazzi e Angela Di Maso –

La guerra dell’acqua è in tutte le librerie e i migliori store online, oppure acquistabile
senza spese di spedizione in copia numerata con inchiostro naturale
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David Manzoni è nato e vive a Genova. Educatore, animatore nei quartieri ad alto rischio
di devianza, si occupa di ragazzi e famiglie in difficoltà in una cooperativa sociale.
Noto per I provinciali (2017), uno dei migliori racconti del nuovo millennio, esordisce
nella drammaturgia con un’opera di urgente attualità che ha già il sapore di un classico.

Gli irresoluti

Sullo sfondo della provincia con le sue atmosfere ottuse e sature di ribellioni represse, Gli irresoluti narra di un’adolescenza in ritardo e la scoperta di una sessualità contorta tra fughe, insidie, rimpianti, e una galleria di personaggi di inconscia malizia e perversa innocenza. Un’opera d’impianto verista con la presa di un film, un mosaico di avventure estreme, tragiche, beffarde, nel quale si riflettono tratti della nostra.

«Nessuna parafrasi dai celebri indifferenti di Moravia,» osserva nel commento critico Pierangelo Miani, «benché l’intero romanzo suggerisca un’acuta metafora sociale: se quasi un secolo fa la questione ruotava attorno ai vizi, agli intrighi, alla noia ed al meschino disgu­sto delle abitudini della ricca bor­ghe­sia, oggi il focus è l’intimo dissidio tra il desiderio e la realtà cruda dei fatti: l’incapacità di sceglie­re, e dunque di essere. Ma se è facile dire che gli ir­resoluti sono il prodotto d’u­na società drogata di mi­ti, di mez­zi, di sirene capaci di sedurre intere le­gioni di wannabe, immaturi fi­gli del benessere privi d’anticorpi contro il virus dell’abbondanza di (finte) occasioni, difficile è trovare gli antidoti. Non a caso il protagonista, Andrea Gre­co, è l’archetipo del figlio perfetto: mite, obbediente, studioso, un automa addestrato a soddisfare i desideri della madre recitando il ruolo imposto dalle con­suetudini e dai taci­ti compromessi delle famiglie “per bene”. Eppure un giorno qualcosa rompe quell’equi­li­­brio cristallizzato in una forma tanto meticolosa quanto precaria, facendo scattare nel giovane la molla di una consapevolezza fino allora negata. L’au­trice rifiuta ogni mimetismo con le storie trite e ritrite sulla ricerca e la scoperta d’un mondo libero e armo­nioso, poiché sa che quel mondo non è lo stato ogget­tivo di un luogo ma una conquista interiore del singolo, e per ridestare dal torpore il protagonista strapazza con gusto
le regole e i conformi­smi dei quali è vittima. Dei quali, nella vita concreta,
chi più chi meno, vittime lo siamo un po’ tutti».

Con una prefazione critica di Pierangelo Miani.

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Rosa Elena Colombo vive e lavora a Milano. Laureata in Giurisprudenza, coltiva la passione per l’antropologia e lo studio dei popoli antichi. Traduttrice, ha pubblicato per «Temperino Rosso» una nuova edizione de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Nel novembre 2018 ha esordito con il romanzo Gente cattiva, edito da Oakmond Publishing.

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Il romanzo è in tutte le librerie e nei maggiori store online, oppure in copia singolarmente numerata, qui: https://divergenze.eu/prodotto/gli-irresoluti/

Incendio al catasto

Incendio al catasto è la seconda fatica letteraria di Carlo Montella, scritto e ambientato
in un 1956 che pare straordinariamente attuale. Nel romanzo l’autore mette in scena un’esilarante galleria di pavidi, inetti, fannulloni e imboscati còlta nelle sue miserie quotidiane, ma anche nella parte più intima e fragile. Impossibile non partecipare, sbigottiti ed esilarati, alle vicende degli impiegati attorno cui ruota la trama. Tuttavia, ogni sorriso ha un retrogusto acre perché getta luce sulle squallide condizioni di un’intera categoria (il catasto è metafora di un mondo più vasto), sul patetico servilismo tributato ai superiori, sulle assurde pastoie dell’elefantiaca macchina burocratica. È insomma la farsa dei grandi e piccoli passacarte, l’esibizione dei loro tic e delle manie, il museo delle truppe arruolate nei primi, corrosivi episodi di Fantozzi, epopea satirica di una categoria umana incapace di tutto.

«Si accorgeva, tornando a casa, di non avere appetito come al ritorno dall’ufficio, e pensava, ragionando fra sé, che ciò era naturale in fondo: anche le bestie, distolte dalla fatica, s’annoiano e finiscono per ammalarsi. Però un impiegato è un impiegato perché va in ufficio tutte le mattine e firma il registro di presenza all’entrata e all’uscita, e questo è l’unico modo per lui di sentirsi vivo, di sentirsi un uomo. Cos’è un impiegato, fuori del suo ufficio?».

Apparato critico a cura di Ambra Siciliano.

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Carlo Montella nasce a Napoli nel 1922. A quindici anni si trasferisce a Pisa dove si laurea in Lettere, insegna e diventa dirigente scolastico. Esordisce nei “Gettoni” di Vittorini nel 1953 con I parenti del sud, che vince il Premio Viareggio Opera prima grazie anche a una felicissima vena satirica. Con la stessa inclinazione e un tocco neorealista muove una critica corrosiva al servilismo burocratico nel romanzo Incendio al catasto, tradotto perfino in Russia e definito da Pasolini e Ungaretti, in omaggio all’opera di Gogol’, “Il cappottone”. Mentre collabora a giornali e riviste tra cui «Il Mondo», «Il Contemporaneo», «Il Ponte», «Tempo presente», «Il Messaggero» e «La Nazione», firma altri cinque romanzi
e si dedica alla divulgazione dei classici fino alla scomparsa, nel 2010.
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Incendio al catasto, realizzato su cartoncino ecologico e carta interna extralusso,
è in tutte le librerie, negli store online, oppure acquistabile sul sito della casa editrice,
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L’uomo che incontrò se stesso

L’uomo che incontrò se stesso è la commedia che ha consacrato Luigi Antonelli nella stretta cerchia dei monumenti del teatro italiano. Rappresentata per la prima volta il 23 maggio del 1918 al teatro Olympia di Milano, è l’avventura fiabesca e ironica di un uomo, Luciano de Garbines, a cui è data l’occasione di rimediare a una cantonata coniugale di vent’anni prima. Ma il sangue, sovente, fa ripetere gli sbagli, e rischia di viziare anche il senno di poi, che sposa a meraviglia il romanzesco con il reale, trasformando la fantasia in un gioco di beffe e di sentimenti quanto mai concreto. In questa suggestiva confluenza l’amor sacro e l’amore profano si accavallano, in una vicenda che fotografa in modo folgorante l’animo umano: «Ancora io non riesco a persuadere quell’uomo che la moglie l’inganna! Sapevo che avrei dovuto faticare, perché è da un bel pezzo che ci conosciamo, io e lui, però non avrei mai creduto di dover lottare contro un individuo simile! Quan­do poi penso che infine si tratta di persuadere me stesso, mi domando se si può essere più bestia di così». Riuscirà,
il protagonista, a convincere il suo doppio a correggere gli errori di un tempo, oppure l’esperienza si rivelerà anch’essa un’illusione, forse la più terribile di tutte? L’originale provocazione contenuta ne L’uomo che incontrò se stesso piacque a Gramsci: «Questa fine satira della vita ha stupito il pubblico a cui, da tempo, non si ammanniscono lavori atti a sviluppare un pensiero» che riconobbe gli intenti dell’autore, per il quale ogni «piccola vicenda deve aprire un mondo dinanzi agli occhi dello spettatore». E nell’opera il registro fantastico è stemperato dall’ironia: dai lividi toni del primo atto si scivola nella pochade
e nella farsa, a loro volta annegate in un lucido, disperato disincanto. Una commedia
che mette in dubbio l’esperienza e costringe a interrogarsi sul peso effettivo
di essa nel destino, in un nuovo modello drammatico e antropologico.

Apparato critico a cura di Francesca Benazzi ed Angela Di Maso

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Luigi Antonelli nasce nel 1877 a Castilenti, una piccola frazione del comune di Atri in provincia di Teramo, compie studi regolari e corona il percorso frequentando i corsi di Medicina e Lettere presso l’università di Firenze. Insieme al pittore Basilio Cascella fonda “L’illustrazione abruzzese”, ed entra in contatto con alcuni degli autori e intellettuali più in voga dell’epoca, su tutti il conterraneo d’Annunzio; quindi si trasferisce in Argentina per alcuni anni, occupandosi di giornalismo. Giornalista e narratore, è stato uno dei commediografi che nel primo Novecento cambiarono il linguaggio del teatro italiano. Fedele ai princìpi del grottesco, contribuì a far recepire il messaggio pirandelliano fra essere e apparire con un’amara, fantasiosa satira delle illusioni. Fondatore de “L’illustrazione abruzzese”, direttore de “La patria degli italiani” a Buenos Aires, collaborò con le maggiori riviste drammaturgiche fra le due guerre mondiali. Nel 1931 divenne critico teatrale del “Giornale d’Italia”, ruolo che ricoprì fino alla morte. Oltre a L’uomo che incontrò se stesso firmò altre opere di grande successo come Il maestro, la farsa Il barone di Corbò, divenuta poi un film, La donna in vetrina, e la commedia allegorica L’isola delle scimmie. Il successo continuerà a baciare i lavori dell’autore abruzzese finché avrà vita. Il 21 novembre 1942, quando spirò, nella amata Pescara, la sua opera più famosa raccoglieva l’ennesima messe di applausi e consensi al Teatrul Național din București
(teatro Nazionale di Bucarest) completamente esaurito per l’evento.

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Il volume, realizzato su cartoncino ecologico e carta interna extralusso,
è in tutte le librerie, negli store online, oppure acquistabile sul sito della casa editrice,
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L’alunno

L’alunno, o tutto ciò che la scuola non ha il coraggio di rivelare è una testimonianza diretta
in forma di saggio divulgativo, scritto con uno stile immediato e privo di tecnicismi,
di quel fastidioso politichese di cui spesso vengono infarcite le pubblicazioni a tema.
L’autrice offre un’esperienza dalla parte degli studenti e da quella dei docenti,
finalmente parificate nell’analisi della realtà in cui si incontrano, e una lucida esposizione
di rimedi a magagne che il sistema denuncia da decenni senza mai correggere.
Un viaggio nella “insostenibile profondità delle empatie” per capire davvero
le ragioni del disagio giovanile e prevenirle, un’escursione senza giudizi somma­ri,
con la partecipazione di chi si mette alla pari, prende in esa­me le fragilità e lavora sui dubbi,
perché l’esercizio della domanda è l’unico sentiero che porta alla consapevolezza.
«L’errore più grande che fa la scuola è imporre dall’alto un decalogo, un programma,
e chiedere di accettarlo supinamente. Non sono forse, gli studenti, maturandi? Non è forse,
l’adulto, maturo, e si comporta alla luce delle esperienze accumulate nel corso della storia?
È facile allora capire come la pretesa che sia lo studente a piegarsi alla procedura,
anziché la procedura a essere pensata in funzione dello studente, por­ti a clamorosi disastri».

Apparato critico a cura di Riccardo De Rosa, con una nota di Marco Vagnozzi.

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Lucrezia Lombardo nasce ad Arezzo il 16 aprile 1987. Dopo la maturità classica si laurea
in Scienze filosofiche a Firenze, lavora come curatrice, autrice di testi d’arte contemporanea
e cataloghi, quindi come giornalista, specializzandosi in gestione dei beni culturali. Attualmente insegna Storia e Filosofia presso un liceo e collabora con alcuni atenei come docente di Storia della filosofia contemporanea. Oltre a L’alunno ha pubblicato le raccolte poetiche La Visita (Giulio Perrone Editore, 2017), La Nevicata (Castelvecchi, 2017)
Solitudine di esistenze (Giulio Perrone Editore, 2018).
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Il volume, realizzato con materiali di pregio e carta interna avoriata extralusso,
è in tutte le librerie, negli store online o acquistabile, senza spese di spedizione,
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Il branco

Il branco, novella d’esordio di Giulia Gibelli, è un racconto che ricrea un’atmosfera punteggiata di bagliori e voci lontane, antidoto al grigiore degli stereotipi. Mette in luce le cose solite e quelle che lasciamo sfuggire troppe volte, i sentieri abituali e quelli inesplorati, e li rende vividi e possibili con una specie di tenue conforto e nessuna pretesa. «Le lacrime» scrive l’autrice, «sono come una pioggia d’agosto che porta via l’afa dei pensieri. Bisogna vederlo, il mondo, attraverso quelle lenti salate, o non ci s’accorge di quanta bellezza si può scorgere levandole. D’altronde, è dalle ferite che entra la luce, e l’intelligenza è l’apertura più vicina agli organi emotivi». La protagonista del racconto, Aura, si muove con leggerezza invidiabile nello spazio di poche pagine. Ma quella leggerezza non è da prendere con sufficienza, poiché arriva al lettore con il gusto per l’ironia e un pensiero ben oliato: un incastro perfetto tra passato e presente, col futuro che occhieggia da una parte. Si leggono così le avventure di una donna giovanissima, si fanno progetti a lunga scadenza con lei, anche se fino a poco prima si avevano mille anni sulle spalle.

«Immagina, Aura, i vicoli gelidi sferzati dalla tramontana e gli alberi ischeletriti, e al calare della sera un fil di fumo che s’alza da ogni tetto, da ogni casa lavata dal sapone pallido della luna. Per essere felici basta cogliere l’essenza delle cose ed esserne grati. Chi balla da solo in quel bagno di bellezza impara il gioco della grazia, cade e non si ferisce».

A cura di Luisa Previtera e Nicoletta Prestifilippo, illustrazioni di Chiara Gibelli.

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Giulia Gibelli studia Scienze psicologiche. Con la novella Il branco, che sancisce il suo esordio nella narrativa, ha vinto l’Instant Young Book, primo classificato tra 626 testi esaminati.
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Il volume, realizzato con materiali di pregio e carta interna avoriata extralusso,
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Edipo a Berlino

Edipo a Berlino è un romanzo-epopea di Francesca Veltri, ricercatore di Sociologia Politica presso l’Università della Calabria. Karl, un giovane nazista, vede capovolta la sua esistenza da un fatto di sangue di cui è protagonista, e dalla scoperta di avere origini ebraiche. Sperimenta così su di sé la lacera­zione fra passato e presente, identità e menzogna,
vittima e carnefice. Un racconto corale che espone a conflitti di idee e di valori,
e riscrive la tragedia antica di un mondo che si sfalda, il dolore degli affetti perduti,
il senso di una Storia che si apre verso un futuro diverso.

«Prima che potesse capire cosa stesse succedendo, lo sospinsero dentro. Balbettò
che doveva prendere il treno, gli dissero che sapevano loro cosa fare, chiusero
lo sportello e la camionetta ripartì. Dentro era buio, i finestrini erano oscurati.
Chiuse gli occhi, strizzandoli, ed ebbe la visione confusa di un cieco,
vertiginoso turbinio intorno a sé. Si abbandonò al moto della camionetta,
gli occhi fissi in un punto indefinito sopra di lui, assorti a cercare quello che non c’era,
il futuro che non conoscevano, le immagini di un tempo che non ricordavano più».

Con un approfondimento critico di Alessandra Lorini

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Francesca Veltri, nasce a Pisa il 16 ottobre del 1976, è ricercatore di Sociologia Politica presso l’Università della Calabria. Ha pubblicato per la casa editrice Rubbettino due saggi sul pensiero di Simone Weil e il dibattito politico francese fra le due guerre, e nel 2017 è stata coautrice del testo Il Movimento nella Rete (Rosenberg & Sellier). È membro dell’Association pour l’étude de la pensée de Simone Weil, e dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS). Finalista al premio Calvino nel 2002 con il romanzo Davide era stanco, nel 2015 arriva al 2° posto al concorso letterario La Giara RAI, e nel 2016 pubblica con RAI ERI, in formato digitale, Edipo a Berlino, che Divergenze propone per la prima volta in volume.
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Il volume, realizzato in cartoncino ecologico e carta interna bulk ad effetto vintage,
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Goyescas

Goyescas è il romanzo rivelazione di Francesca Maria Villani,
pianista formatasi al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, definito dalla critica
«una delle dieci opere fondamentali per capire la poetica del sud Italia».
Strutturato in undici capitoli, il racconto dipinge con una scrittura ad alto tasso emotivo il frammento di vita di una giovane donna di ritorno nel paese natale, per un tempo che le permette di comprendere ciò che non aveva avuto modo di focalizzare. Nell’avvicendarsi di presente e passato si mescolano tradizioni e vicende di un borgo dell’entroterra pugliese: ogni scorcio è il pretesto per un tuffo negli incantesimi del territorio, tra figure di un mondo che sembra svanito appena ieri e dove amori, delusioni, beffe e incidenti si rivelano nella loro lirica semplicità. La protagonista si muove tra le vie del paese ascoltando e narrando a sua volta fiabe e aneddoti, mentre cerca sé stessa e la musica che crede di avere abbandonato. Un libro di conoscenza e di rara eleganza intellettuale.

«Certi amori non muoiono. Anche quando pare che si allontanino, quasi sempre per un nostro capriccio, possiamo solo illuderci che facciano male, ma non operano mai per sottrazione: la felicità non è matematica, è empatia».

Apparato critico e postfazione di Marco Proietti Mancini

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Francesca Maria Villani nasce a Manduria nel 1999 e vive a Carosino, in provincia di Taranto. Inizia lo studio del pianoforte all’età di cinque anni. A nove viene ammessa al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, nella classe del maestro Benedetto Lupo, che la seguirà fino all’VIII anno. Si diploma con il massimo dei voti e la lode nel marzo 2018, sotto la guida del maestro Carlo Gallo. Ha eseguito con l’orchestra del Conservatorio il Konzerstuck op. 92 di Schumann e il secondo concerto di Beethoven, suonando anche per l’Eurorchestra di Bari e per l’Agimus – sezione Roma. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali e internazionali, ha ricevuto il Premio Speciale Bach per la migliore esecuzione di un pezzo del compositore tedesco, quindi il primo premio al GrandPrize Virtuoso 2016, e selezionata fra i vari partecipanti ha suonato alla Royal Albert Hall di Londra. Ha frequentato come allieva le masterclass dei maestri Burato, Marvulli, Thiollier, Ferrati, Rivera, Delle Vigne.
È iscritta alla facoltà di Filosofia all’ateneo di Bari.
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Il volume, realizzato in cartoncino ecologico e carta interna bulk ad effetto vintage,
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La rivoluzione, forse domani

La rivoluzione, forse domani è la trascrizione di un manoscritto autografo, ritrovato
in circostanze fortunose, un incantesimo che unisce una storia d’amore e di umanità
in tempo di guerra, l’inno appassionato per una terra e una vicenda di resistenza
prima della Resistenza
, firmata da un’autrice coltissima e misteriosa.
Una novella di valore storico e sociale incalcolabile.

È nel lembo di terra fra Costa de’ Nobili e Zenevredo, due borghi divisi da un ponte di barche tra i salici sul fiume Po e i primi rilievi dell’appennino, che si consuma la vicenda narrata. Vicenda che si apre in un clima campagnolo, quasi georgico, e pur entrando subito nel climax del conflitto attraverso i dialoghi d’un gruppo di vignaioli e l’anziano signor Balossi, per due capitoli descrive la nascita di un legame amoroso tra il Michele – con l’articolo davanti –
e Melania, una delle figlie gemelle della perpetua di un parroco della zona. Ma è anche
e soprattutto un documento che testimonia una forma di Resistenza in un periodo in cui parecchia stampa era allineata, i dissidenti erano molti meno rispetto ad un paio d’anni dopo, e parte di quella dissidenza non era viva nella popolazione, se non attraverso forme improvvisate come quella del Michele e della sua cerchia d’amici. L’autrice, ex insegnante, padrona di almeno quattro lingue, ha una profonda conoscenza delle dinamiche letterarie
e unisce linguaggio dialettale e passaggi di notevole finezza che ad ogni rilettura
trasmettono qualcosa in più: grandi e piccole illuminazioni, delicati scorci emotivi
e un tono fatale in cui muove gli uomini sul palco della II Guerra Mondiale,
visto da chi l’ha vissuta sulla pelle, nei visceri e nello spirito.

– Apparato critico di Chiara Solerio, postfazione del filosofo Marco Vagnozzi –

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Il volume, realizzato su cartoncino ecologico FSC e carta Arena Ivory Bulk extralusso, è in tutte le librerie e nei maggiori store online, oppure acquistabile senza spese di spedizione qui: https://divergenze.eu/prodotto/la-rivoluzione-forse-domani/