Come lo slow food promuove, con una filiera rispettosa e controllata, il cibo nato per garantire il piacere del pasto, la calma necessaria per gustarlo e farlo proprio assaporando i vari ingredienti, così lo slow book è il piacere di realizzare libri e quello di leggerli nel rispetto dell’ambiente nella scelta degli elementi che compongono il libro, nella garanzia dei tempi necessari a realizzare un prodotto di qualità da vivere con lo stesso amore con cui si prepara un pasto. E slow book è la scuola di pensiero su cui si fonda il progetto Divergenze. Dalla scelta dei titoli alla cura dei libri nei contenuti e nel contenitore: la selezione va di pari passo con la finezza dei materiali. Entrambi gli aspetti hanno una lavorazione capillare, lunga, priva di urgenze e di improvvisazione, per trasmettere al lettore un senso di soddisfazione visiva, tattile, olfattiva, intellettuale: un’esperienza emotiva. Slow book è una filosofia che rallenta per accelerare il piacere delle storie, e riduce la fretta per alzare la qualità della vita.

Il marchio slow book è un’esclusiva di Divergenze. Tutti i diritti di copyright sono riservati.

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Divergenze nasce per proporre, comunicare, salvaguardare la cultura letteraria e del pensiero, ed è un marchio senza scopo di lucro.

I nostri libri non sono soluzioni per «fare business» né ascensori per la fama, vetrine per l’ego dell’editore o degli autori, i quali scrivono per potersi confrontare con un pubblico più vasto di quello offerto da amici, parenti e colleghi, quindi per necessità di trasmissione e di evoluzione, che è la testimonianza documentale della scrittura. Scopo di Divergenze è promuovere quel tipo di cultura che nasce, si sviluppa e si preserva tramite il libro fisico: niente e-book, ma testi cartacei, con tutti gli apparati necessari. Le collane di letteratura, di teatro, di saggistica e la «collezione di alta moda del pensiero» vogliono promuovere una cultura senza adescamenti oltre a quello intellettuale. Anche per questo i nostri libri hanno copertine minimali, nessuna immagine scaltra per colpire la fantasia dei lettori, sinossi colme di aggettivi furbi o ipocriti: l’opera necessaria o il capolavoro li decidono i lettori, non chi li pubblica. Piuttosto, l’editore ha il dovere di credere in ciò che produce e il piacere di amarlo come un figlio. O più pragmaticamente come un’impresa che lavora per un’altra impresa, umana quanto la cultura; e se la cultura è alla base dell’umanesimo, per questo Divergenze dona tutti i propri ricavati ad Onlus e progetti sociali.