Racconti dell’illusione

L’abbaglio dolce e crudele, la beffa e l’obliqua normalità in due novelle
che il tempo non ha intaccato, anzi, come accade ai lavori di pregio,
ha arricchito di una elegante stagionatura. Proposte per la prima volta in italiano,
con testo a fronte, in un volume artigianale, grazie all’arte di Linda Zanini
e Silvia Baiettini, due fra le nuove e più interessanti voci della traduzione.

«In quel momento il cameriere aprì la porta
e sentimmo delle voci allegre nel corridoio. «È qui», disse Octave Boissy,
in un sussurro improvvisamente drammatico. Si alzò; io feci altrettanto.
La sua espressione era profondamente cambiata. Controllava i gesti
e l’atteggiamento, ma non poteva controllare gli occhi.
E quando ne vidi lo sguardo capii cosa intendeva con vivere.
Capii che per lui né la fama, né il successo artistico, né la ricchezza
avevano valore. La sua vita consisteva in una unica cosa».

– A cura di Aldo Martinelli, Luigi Carpi, Luisa Campedelli –

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Arnold Bennett (1867 – 1931), romanziere, saggista, drammaturgo
e giornalista inglese, elemento di spicco della corrente realista
del XIX secolo, è autore di numerose opere apprezzate e venate
di mutua affinità con i contemporanei russi, tra cui Anna of the five towns,
The Grand Babylon hotel, The old wives’ tale, e nei racconti brevi
non ha mai rinunciato a una sottile ironia.
Charles Hanson Towne (1877 – 1949) è stato novelliere, poeta, editore
e redattore di riviste di genere come Smart Set, Designer, McClure’s
ed Harper’s Bazaar. Nella sua poliedricità ha scritto anche musical,
operette, canzoni, libri di viaggio, e dal 1931 al 1937 curò una celebre
rubrica letteraria per conto del New York American.
Una buona parte delle sue opere è ambientata nella Grande Mela
ed è considerato, non solo in patria, il newyorchese per eccellenza.

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L’opera è in tutte le librerie e nei maggiori store online,
oppure disponibile qui: https://divergenze.eu/prodotto/racconti-dellillusione/
senza spese di spedizione, in copie numerate con inchiostro da bacche di sambuco.

Gastarbeiterliteratur

La cosiddet­ta Gastarbeiterliteratur è un fenomeno unico, mul­tilingue
e fondante della letteratura interculturale in tempi per nulla orientati all’interculturalità;
una letteratura di protesta vigorosa, controversa, che racconta il vivere altrove
e il processo di ricerca di una nuova identità.

«Il Gastarbeiter, inizialmente elevato a simbolo del miracolo economico,
iniziò ad essere definito dai media, dai politici, anche dai comuni cittadini
in modo spregiativo. Il termine stesso si trasformò, divenne un attributo di alterità
e venne esteso a qualsiasi straniero. In quel contesto, da un gruppo di giovani immigrati
provenienti da varie aree e culture mediterranee prese avvio un movimento letterario
di rivendicazione dei diritti della categoria, presto bollato come Gastarbeiterliteratur,
per assonanza con altri movimenti letterari innovativi tedeschi,
e che faceva della diversità la propria forza».

– A cura di Annalisa Mercurio –

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Elisa Kirsch è nata a Torino nel 1988 e vive in Germania. Italianista e comparatista,
caporedattrice del sito Il Club del Libro, ha pubblicato col cognome di nascita Occhipinti
il romanzo E lucevan le stelle (2018), e il saggio Primo Levi e la coscienza poetica (2021).

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L’opera è reperibile o ordinabile in tutte le librerie e nei maggiori store online,
oppure qui: https://divergenze.eu/prodotto/gastarbeiterliteratur/
senza spese di spedizione, in copie numerate con inchiostro da bacche di sambuco.

La seconda volta

La nuova fatica di Alessandro Bastasi per Divergenze è un “racconto di trent’anni fa” vivo, anzi, vivissimo tutt’oggi. Perché il vero protagonista dell’opera, più che la vicenda di un uomo, è un periodo storico intero, dominato dalle fibrillazioni della perestroika.
Nel sogno della libertà come lotta cocciuta contro un reale che impone la propria vendetta,
tra relitti e frammenti di un paradiso mancato, si intrecciano le avventure dei singoli
e quelle del mondo, nel romanzo della grande illusione.

«Ho nostalgia della bandiera rossa con la falce e il martello? Sì, e non me ne vergogno.
Il capitalismo è la mor­te con la faccia del benessere. Spegne la voglia di lavorare,
riduce la socialità, sacrifica qualunque cosa, rapporti compresi, alla divinità del denaro.
Dite pure che sono qualunquista, però sto parlando in maniera realistica.
Nessun luogo al mondo, nel quale il capitalismo sia al timone, va nella rotta dell’uma­ni­tà».

– A cura di Antonina Nocera, Giorgio Mascari, Erika Cancellu –

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Alessandro Bastasi è nato a Treviso nel 1949 e vive a Milano. Attore e autore di numerosi articoli di argomento teatrale per riviste di settore e quotidiani, ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare a Mosca. Dall’esperienza sovietica ha tratto questo romanzo,
ultimo di una lunga e poliedrica serie.

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L’opera è reperibile o ordinabile in tutte le librerie e nei maggiori store online,
ma anche qui: https://divergenze.eu/prodotto/la-seconda-volta/
senza spese di spedizione, in copie numerate con inchiostro da bacche di sambuco.

Un contributo al dibattito sulla traduzione come forma d’arte e congegno evolutivo dotato di influenza non solo ermeneutica, ma cognitiva e pluridisciplinare.

Sostanza artistica della traduzione

Quarto titolo della collana Impronte, l’officina scientifico-letteraria
di autrici accademiche, Sostanza artistica della traduzione è un’opera priva di genere.
Racchiude infatti un saggio, o meglio, una plaquette che spiega in maniera rapida,
con un linguaggio diretto, come la traduzione sia una attività artistica; quindi, un dramma
di Susan Glaspell, la più importante autrice drammatica del Novecento d’oltreoceano:
Inezie, una sorta di noir in un atto, rappresentato per la prima volta nel 1916.
Nella cucina dove è stato perpetrato l’omicidio del padrone di casa la signora Hale
e la signora Peters si confrontano, mentre scelgono degli oggetti personali da portare
alla donna accusata del delitto, e i mariti – lo sceriffo e il testimone – cercano indizi.
Costoro, insieme all’avvocato della contea, deridono il «piccolo mondo» femminile
con toni ora supponenti ora beffardi. Rovistano la casa in cerca di indizi, di tracce utili
a dedurre le “cose importanti” a cui le donne non sarebbero in grado di pensare,
e benché le due non si ritengano detective né abbiano intenzione di improvvisarsi tali,
da alcune “inezie” invisibili agli uomini intuiscono, con una certa dose di rimpianti,
il movente del delitto. Con dialoghi mordaci e pieni di allusioni, che a tratti ricordano
lo stile di Oscar Wilde, pur nella dignitosa umiltà dei ruoli cui sono ridotte,
le signore arrivano «in fondo alle cose», e nel ragionamento critico in appendice
Romanoni spiega come l’opera sia un documento sociologico di rilievo
sulla questione femminile negli USA e nel periodo storico in genere.
Tant’è, Susan Glaspell è la prima femminista a portare certe istanze nei teatri, sui giornali,
fuori dalle suffragette. E dentro un futuro premio Pulitzer (Alison’s house, 1931).

– A cura e con una nota critica di Luisa Campedelli –

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Emma Romanoni nasce a Pavia nel 2003. Frequenta il liceo linguistico Adelaide Cairoli
nella città natale, dove studia l’inglese, il tedesco e il francese. Dopo il diploma si iscrive
alla Civica Scuola per interpreti e traduttori Altiero Spinelli di Milano, e porta avanti
la passione per le lingue straniere. Viaggiare l’affascina e continua a farlo,
anche mentre lavora come Group leader per l’agenzia MLA, che le ha permesso
di scoprire l’America e il Regno Unito, di cui è profondamente innamorata.

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L’opera è in tutte le librerie e nei maggiori store online, oppure è disponibile
qui: https://divergenze.eu/prodotto/sostanza-artistica-della-traduzione/
in un lotto di copie numerate con inchiostro da bacche di sambuco e dedica dell’autrice.

Augeo III

Il terzo numero di Augeo rende i quaderni di scienze umane un luogo di incontro
di idee in cui non si deve cercare il peso dell’autorità, ma la forza degli argomenti.
La rivista infatti è un territorio nel quale nessuno prevale su nessuno
e lo sviluppo di temi, dibattiti e testimonianze prende forma di libro.
Un libro realizzato con materiali pregiati, che nonostante ciò non si affida
al valore effimero del contenitore, ma alla bontà dei contenuti. I quali sono vettori
di un percorso di salvaguardia e di evoluzione all’interno d’un cantiere permanente,
una “officina del pensiero” aperta a tutte le collaborazioni, perché si «fa cultura»
quando si aggiunge una visione, un’esperienza che innesta qualcosa di nuovo
al patrimonio di informazioni già acquisite. «Il progresso non è qualcosa di tangibile
nemmeno quando l’hai addosso, quando ti sottopone quei risultati
di cui aveva anticipato nei secoli, negli anni precedenti, nei promozionali immaginari,
nel museo delle fantasie evocato da scrittori, filosofi, artisti, scienziati. Il progresso,
per paradosso, è il continuo regredire all’interno delle nostre conoscenze per applicarle,
per tirarne fuori ciò che serve a modulare il presente e ipotizzare l’avvenire.
È una combinazione, non una funzione logica. Prova ne è il fatto che a volte è negativo,
controproducente. Trovarsi faccia a faccia con esso può sorprendere oppure no;
di certo, lascia interdetti vedere dove qualcuno è stato capace di arrivare con l’intuito.
C’è una felice gamma d’emozioni in quella misura di confronto coi propri limiti,
anche per questo il progresso non è una sequenza perfetta».

Al numero hanno contribuito con ricerche, articoli, saggi, inchieste e approfondimenti
Pietro Balestra, Walter Brusini, Giulia D’Arcangelo, Lucrezia Lombardo, Marta Mariani,
Giorgia Merlin, Alice Montacciani Cordioli e Maurizio Parodi.

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Il volume, realizzato su cartoncino di pura cellulosa ecologica e marcato a feltro, carta interna avoriata smooth extralusso a grammatura 100, è reperibile in tutte le librerie
e i migliori store online, oppure in copia numerata e senza spese di spedizione,
qui: https://divergenze.eu/prodotto/augeo-iii/

La città ideale

La città ideale è una danza in sette tempi, le cui linee armoniche tracciano
il nuovo contratto sociale per una cura autentica dell’alterità. Dalla tutela dei diritti
alla fragilità liberata, passando per la vertigine dei bisogni fino alla repubblica dei bambini,
un viaggio che è un manifesto concreto di idee e progetto di una civiltà
tutt’altro che utopisticamente possibile. «Per perseverare non è necessario riuscire,
o almeno non da subito. E la dedizione è una caratteristica delle più rare, nella realtà odierna
fuggita, temuta e infine scartata. Richiede troppa abnegazione e una disciplina interiore
che il presunto benessere ha disincentivato. Nella città ideale, la disciplina avrebbe
la centralità e il fervore che garantisce, lui solo, la chiarezza di visione,
e il benessere spacciato per una corsa al possesso ne uscirebbe ridimensionato».

– A cura di Lorenzo Campanella, Pierangelo Miani, Erika Cancellu –

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Daniela Piana è docente ordinario di Scienza della Politica all’Università di Bologna, associate fellow presso l’Institut des Hautes Etudes sur la Justice, esperto formatore
della Scuola superiore della magistratura e componente dell’Osservatorio per la valutazione
delle politiche giudiziarie, ricercatrice impegnata nel costruire capacità individuali
e istituzionali per la tutela effettiva dei diritti e delle libertà.

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Il saggio, realizzato su cartoncino di pura cellulosa ecologica e marcato a feltro, carta interna Arena Ivory Bulk extralusso a grammatura 120, è in tutte le librerie e i migliori store online, oppure in copia numerata e senza spese di spedizione, qui: https://divergenze.eu/prodotto/la-citta-ideale/

Di infedeltà e altri fantasmi

Di infedeltà e altri fantasmi nasce come progetto didattico, e diventa raccolta di due novelle in cui ogni ombra è un perturbante viaggio nella luce grazie alla bontà delle traduzioni,
ad opera di un talento in età scolastica. In The past la nostalgia del signor Vanderbridge
per la moglie defunta gli impedisce di vivere nel presente; la secon­da compagna
tenterà di spezzare l’incantesimo, bruciando le lettere che rivelano gli antichi tradimen­ti.
The difference invece illumina i limiti patiti dalle donne al­l’inizio del ventesimo secolo
e il disagio nel confrontar­si con l’infedeltà dei loro amanti. «Continui da sola,
signorina Wrenn», affermò, ed era tipico suo dare per scontata la mia affidabilità.
«Se trova che qualcosa meriti di essere conservato può archiviarlo, io preferirei morire
piut­tosto di mettere le mani in questa roba».

– A cura di Luisa Campedelli. Traduzione di Aurora D’Archi –

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Ellen Glasgow (1873 – 1945), romanziera e poetessa nata e vissuta a Richmond, in Virginia, nota per i ritratti del Sud lacerato dalla guerra civile e dalla crisi dei valori sociali
negli Stati Uniti della rivoluzione industriale, ha ricevuto la prestigiosa Howells medal
nel 1940 per meriti letterari e il Premio Pulitzer 1942 per l’opera In this our life.
In aperta polemica con il romance tipico del periodo, rifiutò gli esperimenti formali
del neorealismo americano e firmò opere di grande valore come Barren ground (1925)
e The sheltered life (1932), ma anche numerose novelle, pubblicate in riviste
e accolte con grande favore di critica e di pubblico.

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Il tascabile, realizzato in cartoncino ecologico e carta interna bulk ad effetto vintage,
sarà in tutte le librerie e nei migliori store online dal 6 giugno. Altrimenti, senza spese
di spedizione, è acquistabile su https://divergenze.eu/prodotto/di-infedelta-e-altri-fantasmi/
in un lotto di copie singolarmente numerate con inchiostro da bacche di sambuco.

Augeo | dialoghi di scienze umane, II

Il secondo numero di Augeo | dialoghi di scienze umane contiene un seminario a cura di Lucrezia Lombardo, incentrato sulle problematiche più recenti relative alle ideologie dell’emergenza. Celebri firme come Piero Redi, Carlo Beoni, Alessandra Caremani, Marcello Caremani, Alessandro Garofoli ed altri collaboratori discutono, con l’Uniel “Enzo Ficai” di Arezzo e con la cittadinanza, con intellettuali e ricercatori, le istanze sociopolitiche nate e sviluppatesi nella fase (dis)umana in cui la finanza è entrata a gamba tesa nelle vite di tutti. Ora creando crisi, ora pandemie, ora guerre di vario tipo, tutto a scopo di lucro.
Spunti di Nicola Adriano, Sara Bassi, Andrea De Mauro, Francesco Fiocchi, Elena Massari, Paolo Ravizza, Alice Montacciani, Massimo Rovati, Alessio Vergani.
«Ogni crisi costituisce un’opportunità di revisione del precedente paradigma di certezze. Le situazioni straordinarie, per quanto difficili, spesso costringono chi le vive ad uscire dall’indifferenza, attraverso superamenti impensabili nelle ordinarie condizioni di comodità. L’odierna emergenza, come ogni crisi storica, ha ridotto il mondo in macerie, ma è con lo sforzo della ricostruzione che si sprigiona la scintilla creativa e si pone la necessità di elaborare nuove visioni, seppure al prezzo di alcuni sacrifici».

– A cura di Massimo Rovati e Monica Cerri | Responsabile di edizione Antonina Nocera –

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La rivista è stampata e realizzata con cura artigianale su carta pregiata,
e disponibile in tutte le librerie e nei maggiori store online.

Mitografia di un’affinità

Secondo titolo della collana Impronte, l’officina scientifico-letteraria
di autrici accademiche e non, Mitografia di un’affinità è un saggio che affronta,
declinato nei carteggi e nell’opera Fuoco Grande, l’incontro umano e intellettuale
fra due personalità imponenti nel territorio letterario, editoriale
e scientifico italiano: Cesare Pavese e Bianca Garufi.
«I due sentono talvolta di “friggere come aci­di”, di reagire al contatto reciproco
in modo chimico ed inconsulto, di avallare per esperienza diretta il so­spetto
di poter risalire, insieme, a una platonica com­plementarità androgina.
Pavese e Garufi, che po­treb­bero aver riletto insieme Il simposio, si soffermano
in più occasioni sulla certezza (condivisa) di essere due metà che compongono l’intero,
le anime gemelle del­l’antica perfezione, le due parti di un tutto».

– Con una nota critica di Francesca Belviso –

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Marta Mariani è nata a Roma nel 1988. È docente, giornalista e drammaturga.
Concluso il dottorato su Cesare Pavese, continua imperterrita a interessarsene.
Ama la letteratura, l’attivismo e l’insegnamento, in cui riversa uno spirito gramsciano.

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Il saggio, realizzato in cartoncino ecologico e carta interna bulk a effetto vintage,
è in tutte le librerie e negli store online dal giorno 10 maggio. Oppure, senza spese
di spedizione, è acquistabile su https://divergenze.eu/prodotto/mitografia-di-unaffinita/
in un lotto di copie numerate con inchiostro da bacche di sambuco e dedica dell’autrice.

Il processo artificiale

Primo titolo della collana Impronte, l’officina scientifico-letteraria
di autrici accademiche e non, Il processo artificiale spiega come il confine
tra uomo e macchina si riduca ogni giorno, sotto i colpi di una tecnologia
non più rivolta ad agevolare la vita agli uomini, ma a renderli mezzi
per raggiungere lo scopo – inumano – del lucro.
Il saggio indaga i ragionevoli dubbi su uno dei tanti aspetti dell’impiego
delle intelligenze artificiali: la loro comparsa nel processo penale.
Ovvero: se e come riuscire a farle coesistere «coi princìpi sacrosanti
che garantiscano un equo pro­cesso, l’equità e l’imparzialità del giudice
e del potere inquisitorio. Nel futuro infatti ci si potrebbe trovare davanti
a un processo celebrato da algoritmi» i quali potranno decidere
in termini di punibilità, di recidiva, di capacità di intendere e volere.

– Apparato critico a cura di Lucrezia Lombardo –

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Mariangela Miceli è avvocato, cultrice della materia in Diritto
processuale penale presso l’Università degli studi di Palermo,
autrice di pubblicazioni scientifiche ANVUR, collaboratrice per Dike
e Giuffrè. Fervida sostenitrice dei diritti in ogni forma, collabora
con il gruppo Giuristi per le Libertà dell’Associazione Luca Coscioni.
Contributor per il blog Econopoly24 del Sole24ore, sostiene le campagne
per i diritti umani e civili di Eumans ed è ricercatrice libera per vocazione.

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La plaquette, realizzata in cartoncino ecologico e carta interna bulk a effetto vintage,
è reperibile in tutte le librerie e nei migliori store online. Oppure, senza spese
di spedizione, è acquistabile su https://divergenze.eu/prodotto/il-processo-artificiale/
in un lotto di copie numerate con inchiostro da bacche di sambuco e dedica dell’autrice.