Le Svedesi

Nell’eco di un’estate dove ogni cosa è governata dal ricordo, dalla fame d’avventura
e da un mare irripetibile, un gruppo di amici vive il passaggio dall’adolescenza alla maturità,
in attesa dell’arrivo delle bionde, conturbanti svedesi. Sullo sfondo, le immagini
di Bocca di Serchio e Marina di Vecchiano, dipinte con un tono poetico
che è il solo adeguato alle rivelazioni a cui la vita espone. Un ritratto dolceamaro
di una e di tante generazioni che non indulge in nostalgie romantiche; anzi, il tono,
in apparenza futile e svagato, rende più concreta l’epica di un rinnovamento mancato.
E sullo sfondo, anche quando nulla sembrerebbe evocarlo, ancora una volta quel mare
a cui tendiamo per natura e che lui solo, con la propria bellezza, è il richiamo fatale.

«Dove uno ha studiato fin da ragazzo, dove vi ha visto passare la guerra, dove ha imparato
a conoscere quegli importanti fenomeni che sono gli uomini, ecco, lì è il suo paese».

Apparato critico, integrazioni e postfazione a cura di Anastasia Lamagna.

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Silvano Ambrogi nasce a Roma il 17 novembre 1929. Trascorre la fanciullezza e il periodo scolastico tra Nodica e Migliarino; frequenta il liceo classico locale e si laurea in Giurisprudenza a Pisa. Bocca di Serchio e Marina di Vecchiano gli ispirano il racconto Le svedesi, esordio letterario pubblicato nel 1959, al quale seguirà una produzione di opere pressoché di ogni genere fra commedie, parodie, radiodrammi, romanzi e sceneggiature, oltre a un comparto saggistico e di curatele che l’autore affianca al proprio lavoro di dirigente al Ministero delle Poste. Divenuto celebre con I burosauri, una delle più memorabili satire sulla burocrazia, che vinse il premio Istituto del Dramma Italiano 1962, rappresentata in vari paesi europei, ha scritto per riviste satiriche e quotidiani tra cui Il Mondo, Travaso, il Correre della Sera, Il Caffè, Comics, Il Giorno, L’europeo, firmando testi teatrali, racconti e irresistibili parodie della modernità fra cui Neurotandem, L’ingrasso,
I sessantottoniI malmangianti. Si è spento nella capitale il 2 luglio 1996.
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La Trappola

Uno dei romanzi con il miglior ritmo del primo Novecento italiano. L’autore attrae prima con lenta serenità, poi afferra e trascina in una vertigine di eventi sempre più drammatici. Giuseppe A. Borgese, sul Corriere della Sera, definì La trappola «una di quelle rare e felicissime cose in cui qualche volta si adempie il destino di un artista».

Se gli amori avessero tutti una sorte benevola non si potrebbe crescere e trarre del buono anche nel dolore di un distacco, nella freddezza di mille incontri veloci e distanti, fino al sollievo di un momento decisivo. Oltre il perimetro del lieto fine ci sono il sospetto, l’inganno, la beffa, la rivalsa vuota e pallida di troppe esistenze: lo stolido Pulce, oste d’un piccolo borgo, l’astuto Paolo Mortarelli, marchese di Ciciano, e poi la bella Armida, fin troppo consapevole delle sue doti, che avrà modo di turbare gli animi di molti in maniera più che decisiva. «Paolo si meravigliava di non soffrire nel suo amor proprio di conquistatore, né soprattutto nel senso del ridicolo del quale era di solito così sensibile. E come se quando fu rassicurato sul punto che ai giovani preme tanto, potesse anche provar altri sentimenti, si mise a vedere come poteva tranquillizzare l’Armida. Più che il desiderio, ora per lui contava quel sentimento di tenerezza quasi fraterna, di protezione, che aveva già sentito standole vicino, che gli veniva forse dalla sua debolezza, da quella voglia di cedere che nonostante le sue parole, sentiva crescere in lei. Di parlare non gli riusciva:
allora si mise a guardar di fuori, dalla feritoia dove prima era stata lei,
come per lasciarla libera di alzare lo sguardo senza che si dovesse incontrare col suo».

Apparato critico a cura di Matteo Basora. Con uno scritto di Nicoletta Prestifilippo.

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Delfino Cinelli nasce a Signa il 16 agosto 1889. Fa il suo ingresso nel campo della letteratura a quasi quarant’anni, nel pieno della maturità artistica, dopo avere girato il mondo per conto dell’industria di famiglia, una delle fabbriche di cappelli di paglia più famose e apprezzate. Compie gli studi medi al Cicognini di Prato come tanti letterati contemporanei tra cui Pratesi, Benelli e D’Annunzio, prosegue l’istruzione negli istituti commerciali in Svizzera e Inghilterra. Con il romanzo La trappola, nel 1928, riscuote un enorme successo di pubblico, la critica lo segnala come una delle voci più interessanti nel nuovo panorama italiano, e il Comitato dei Trenta include il romanzo tra i migliori dell’anno. Più volte ristampato, ha dato il tema al film Notte Tragica, portato sullo schermo nel 1942 da Mario Soldati, sceneggiato da Alberto Moravia e interpretato dalla celebre Doris Duranti. Sempre nel ’28, con Castiglion che Dio sol sa, autentico libro-epopea, entra nella terna che si contende il premio Bagutta e vince il Borletti dell’Accademia Mondadori. Firma  le più valide versioni italiane dei racconti di Edgar Allan Poe, utilizzate dalla grande editoria fino al 1970. Nel contempo non smette di dare alle stampe novelle, drammi, testi teatrali, racconti e saggi fino alla morte.
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Il volume, realizzato su cartoncino ecologico e carta avoriata bulk a effetto vintage, è in tutte le librerie e nei maggiori store online, oppure acquistabile senza spese di spedizione su https://divergenze.eu/prodotto/la-trappola/