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L’attimo di Bernini

L’attimo di Bernini è parte di una quadrilogia di testi teatrali su grandi artisti del passato che tuttora rappresentano, ciascuno a proprio modo, una avanguardia. E il palcoscenico è quello di Roma, 1680. L’anziano Gian Lorenzo Bernini riceve la visita di una donna che chiede di essere ritratta. Ma nel dialogo la giovane pare conoscere molto dell’artista, e con modi languidi e decisi lo porta a indagare una parte di sé delicata, probabilmente la più fragile.
«Sono tornato a vedere la mia Dafne qualche tempo fa. Avevo poco più di vent’anni
quando la cavai dal marmo della cava del Polvaccio. Rivedendola dopo tanti anni,
non ho potuto fare a meno di pensare quanto poco profitto ho fatto io nell’arte,
mentre da giovane maneggiavo il marmo in quel modo».

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Carlo Longo vive e lavora a Roma.
Per il cinema ha scritto soggetto e sceneggiatura di lungometraggi come Neverlake,
Otzi and the mistery of time e Lucania. Nel 2014 ha vinto il Premio Luigi Malerba
per la migliore sceneggiatura con Paolina, storia della ribelle e bellissima sorella
di Napoleone Bonaparte. Questo testo teatrale fa parte di una quadrilogia su artisti
che comprende La zattera di Géricault, L’origine di Courbet e Edmonia Black Marble.

Il volume, realizzato su cartoncino ecologico FSC e carta Arena Ivory Bulk extralusso,
è reperibile in tutte le librerie e nei maggiori store online o sul nostro sito,
in una serie limitata di copie singolarmente numerate e ordinabili
senza spese di spedizione: https://divergenze.eu/prodotto/lattimo-di-bernini/

Il giudice nero

Roma, 1931. Il giudice nero narra la storia degli ultimi giorni dell’anarchico Michele Schirru.
Mec­canico, poi fruttivendolo, “Mike” era emigrato dalla Sardegna negli USA,
dove si era formato una coscienza politica di prim’ordine e colla­borava, a New York,
con la rivista «L’adu­nata dei refrattari», per la quale scrisse diversi artico­li.
Tornato in Italia, vorrebbe contribuire al crollo del fascismo; così si procura alcune bombe,
compie alcuni sopralluoghi inconcludenti, e infine viene arrestato. Questo è il racconto,
in un atto e sette scene, di un emblematico processo alle intenzioni.

Balzano, sollevando perplesso lo sguardo:
«Fallace non chiederà la fucilazione con questi presupposti».
Cristini: «Io sono convinto del contrario».
Balzano: «Basterà un difensore agguerrito…».
«Non datevi pensiero. L’avvocato d’ufficio è uomo più attento alla sostanza che alla forma».
«Nel nostro campo la forma è la sostanza».

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Abruzzese della Maiella, Elsa Flacco insegna Lettere al liceo scientifico. Ha pubblicato articoli e saggi sul patrimonio storico-culturale dell’Abruzzo, in rivista e volume; suoi contributi sono apparsi nei Moduli di letteratura regionale abruzzese (Carabba, 2007-2010), e in Abruzzo 1861. Gli scrittori abruzzesi e l’Unità d’Italia (Carabba, 2012). Nel 2016 ha esordito col testo teatrale Un palmo e mezzo sotto la terra, seguito dal romanzo storico Per Francesco, che illumina la notte (Oakmond Publishing, 2017), quindi la biografia Giuseppe Dell’Orefice. Un canto interrotto sulla scena napoletana dell’Ottocento (Libreria Musicale Italiana, 2019) e, nel 2020, Tre racconti per il teatro: Fondazione 139. Gli aquiloni di Zuara. La coda, scritto con Maurizio Colasanti per Chiaredizioni. Nel biennio più recente
ha fatto parte della giuria del Premio Internazionale Ignazio Silone.

– A cura di Pierangelo Miani. Con un saggio critico di Piergiorgio Della Pelle –

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Il volume, realizzato su cartoncino di pura cellulosa ecologica certificato FSC e marcato a feltro, carta interna Arena Ivory Bulk extralusso a grammatura 140, è in tutte le librerie e nei maggiori store online, oppure ordinabile in copia numerata alla pagina
https://divergenze.eu/prodotto/il-giudice-nero/senza spese di spedizione.

Una cosa bella

Una cosa bella è la prova che l’arte non ha età.
Ci sono opere valide in qualunque tempo e autori maturi a dispetto dell’ana­­­grafe.
Che il teatro drammatico verrà salvato dai giovani, che lo vivono senza la consuetudine
pur appassionata o la presunzione dei navigati, è palese. C’è solo da stabilire come.
Benedetta Carrara sceglie di mostrare quel «come» ambientando il suo testo d’esordio
a Roma, anno 1821. Tormentato dalla paura dell’oblio e dai rimorsi, il poeta John Keats
dialoga con l’amata Fanny Brawne. In un intreccio di prosa e poesia, un atto unico
che parla di abbracci sospirati e mai raggiunti tra l’artista e la sua musa.

Keats: «Stavate dicendo che stamattina avete incontrato qualcuno».
Severn: «Due compatriote. Vogliono leggere le vostre poesie».
Keats: «Anche se i critici mi odiano?».
Severn: «Per fortuna non tutti leggono il Quarterly».
Keats: «Che nume devo ringraziare per questa benedizione?».
Severn: «Quello del buon senso».
Keats: «È uno dei più bistrattati».

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Benedetta Carrara, classe 2000, vive a Son­drio e frequenta Lettere all’U­ni­versità di Pavia. Autrice di articoli e racconti, editor per la rivista Efemera, amante del teatro,
esordisce fra gli autori con un testo di forte impatto e­mo­tivo.

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Il volume, curato da Federico Fiore e Angela Di Maso, realizzato su cartoncino ecologico
e carta Arena Ivory Bulk extralusso, è in tutte le librerie e nei maggiori store online
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