Anteprima

Anteprima del mese è un estratto dall’opera La rivoluzione, forse domani, scritta da Rosa Mangini nel 1941. Dal capitolo I:

Faticava a scrivere due righe, il Michele, ma a parole era un artista. I vecchi s’erano azzittiti un momento e poi avevano ripreso a fingere battibecchi, che il nonno vagliava il cibo dagli odori e sentiva poco aglio, in quel poco di tutto da quand’era scop­piata la guerra. «Se manca ce lo metti nel tuo» gli diceva la Gina, ma intanto sogguardavano i figlioli intendersi e lo sguardo si riempiva di tenerezza. I vignaiuoli erano buona gente, padri di sgobboni dall’animo lin­do e di indole poco padrona. A nessuno spiaceva corteggiassero le fanciulle della bassa, e i Balossi parteggiavano per tutti come fossero parenti loro. Melania, poi, ce l’avevano a mensa tutte le volte che alla perpetua smagriva la dispensa, e su per giù sei dì la settimana. Di tanto in tanto le dava qualcosa il parroco, il quale però aveva troppo cara la sua circonferenza per essere pastore pio e prodigo assieme.

E dalli e dalli, il Michele aveva affascinato la fantasia della giovane coi racconti dei filari d’uve che brunivano ad ottobre, e illuminavano di smeraldo la primavera, quando il sole carezzava i pampini nei meriggi pingui e beati. Lassù dominava il silenzio, appena rotto dalle liriche del vento nei rami dei meli e dei gelsi. Quante bellezze ignorate eran nei borghi agricoli, nei villaggi incastellati e le torri mangiate dai secoli ma alte e potenti ancora lungo vie che non percorrono i turisti, ma i fattori che lavorano e producono e non hanno tempo di guardarsi attorno. Tanto poche erano le domeniche libere che spiaceva perdere l’oc­casione di andar per vedute rare. Fu così che la per­petua dispensò la figliola dal pranzo, e il gruppo tornò al di là dal fiume con un elemento in più. Si separarono appena dopo il ponte, con la promessa di trovarsi sulla piazza di Canneto, al tramonto. Aprile era nel suo pieno. Sfumavano infinite gradazioni di azzurro e la grande pianura tagliata dal Po era immobile. La brezza muoveva appena le foglie più fini degli olmi, senza increspare l’acqua dei fontanili; tutto odorava di erba, di terra umida e prospera.