Bologna, 16 febbraio 2024
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Future
La certezza del diritto a costruire la capacità di essere libere


Oggi è la giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza.
Attraversano il web citazioni di celebri menti che non avrebbero mai messo avanti ogni cosa il fatto di essere di un genere o di un altro.
Semplicemente erano. Scienziate, studiose. Così hanno costruito il futuro, a partire dal proprio: occorre che la traiettoria della crescita interiore
sia sintonica con la traiettoria ancorché non predicibile dello sviluppo della società nella quale si vive o nella quale vivranno gli esiti delle scoperte
e delle idee che le scienze e la cultura creano, forgiano e poi rilasciano, come fragranze libere nel mondo.

Sono così tante le citazioni che quasi distogliamo lo sguardo. Non distogliamolo: rendiamolo più profondo.
Facciamo dello sguardo uno strumento che prelude all’azione. Partiamo dai fatti. È vero: esiste un divario significativo nell’accesso del genere femminile alle opportunità di formazione nelle discipline che appaiono strumentali al posizionamento in un mercato del lavoro che, stando ai dati commentati di recente dal World Economic Forum, si trasfigurerà nel corso dei prossimi cinque anni. In cinque anni i nostri studenti e le nostre studentesse percorrono l’intero corso di studi della triennale e delle magistrali. Un respiro ed è finita, ovvero è appena iniziata.

Basterebbero allora le borse di studio, gli alloggi, e tutte le politiche di supporto allo studio e all’accesso all’istruzione superiore per colmare il gap? Basterebbe un bilancio che sia orientato a investire sugli accessi alle opportunità?

No. La spesa non basta. Aiuta. Ma non basta. Perché quando si è avuto accesso inizia l’universo. Non prima dell’accesso, ma dopo.
Si apre una porta, e inizia il grande viaggio. Allora i dati che indicano quanto abbiamo ampliato il varco vanno letti nella filigrana del tempo.
E il tempo tiranneggia i sistemi dove non esiste elemento di prevedibilità e di pianificazione.

Si potrebbe facilmente contro-argomentare che la prevedibilità è caratteristica che non si dà in natura quando si parla di vita.
Ma è anche vero che le norme sono state inventate come artificio dell’intelletto umano e cercate come ricerca progressiva comportamentale
nella società, perché esiste la domanda di un ordine che sia elemento di continuità fra passato e futuro
e che dia elementi di riferimento quando tutto cambia. Non un ordine rigido, ma un ordine.

Cosa accade, dunque, dopo l’apertura di quella porta?
Accade che la vita si dipana nelle sue forme meno prevedibili. Ed è l’incapacità di immaginare gli scenari oltre la porta
che ferma sul nascere la volontà di provare a volare alto. Perché quello che si vede, invece, è l’esperienza delle generazioni passate.
Non si tratta di raccontare alle nostre ragazze, alle studentesse di oggi, che il passato non conta. Si tratta piuttosto di coinvolgerle nel prospetto di politiche capaci – nei diversi contesti di vita che le giovani incontreranno – di assicurare loro la possibilità di continuare a crescere intellettualmente, anche al di là del tipo di impiego che sceglieranno di svolgere.

Il diritto all’istruzione non è un diritto di accesso. È una domanda di apprendimento del sistema sociale per tutto il corso della vita. Non siamo sguarniti di strumenti per fare sì che questo sia possibile. Se gli strumenti ci sono, allora qualunque debolezza nell’agire sarà di imputare alla volontà.

Certo, dopo l’accesso ci vorrebbe un mago; un figuro buffo e pieno di promesse come quello che appare ad Oz. Un mago.
Si, insomma, sapete cosa intendo. Un mago per fare le cose meglio di come sono. So(g)no o son desto? Sono desta, destissima. E non voglio dormire:
ho sognato e osato sognare. Perché quando si sogna i dubbi non vengono; nel sogno non c’è alcun problema. Neppure si pone il dilemma.
Ecco, ci vorrebbe un mago per fare sì che non si ponga il dilemma.

Di Oz abbiamo oggi bisogno. Un Oz istituzionalizzato.

Proprio in questo tempo storico che crea finestre di opportunità per politiche del cambiamento.
Come indurlo, tale cambiamento? Quale teoria dovrebbe guidarci? Qualunque essa sia, non va dimenticato che ogni principio astratto, necessario
e vitale, costitutivo di spazi di azione legittimi, non sarà mai capace di determinare, senza condizioni di vita, una fenomenologia comportamentale,
individuale o sociale. Di questo parliamo nelle sedi pubbliche nel promuovere la consapevolezza, la conoscenza, e l’analisi critica delle cose.
Si parla di quanta forza sta nella conoscenza, nel conoscersi, per pensare che un altro mondo, piccolo, grande, o entrambe le cose (come dovrebbe essere), è possibile. E in quel mondo c’è anche il proteggersi dalle trappole della vita, dalle rocce taglienti dell’esperienza che mette in ginocchio, e dalle trappole della non-vita. Ecco, quelle sono proprio terribili. Perché se non riesci a immaginare uno spazio protetto dove puoi dire al tuo intimo cosa sei capace di fare, allora non c’è protezione esterna che possa aiutare. Invece se conosci, allora immagini, e immagini un possibile diverso da ciò che è.

È in quel momento che sei libera di essere libera.


Daniela Piana
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Daniela Piana è docente ordinario di Scienza della Politica all’Università di Bologna, associate fellow presso l’Institut des Hautes Etudes sur la Justice,
esperto formatore della Scuola superiore della magistratura e componente dell’Osservatorio per la valutazione delle politiche giudiziarie,
ricercatrice impegnata nel costruire capacità individuali e istituzionali per la tutela effettiva dei diritti e delle libertà.