La Trappola

Uno dei romanzi con il miglior ritmo del primo Novecento italiano. In poco più di cento pagine l’autore attrae prima con lenta serenità, poi afferra e trascina in una vertigine di eventi sempre più drammatici.

Se gli amori avessero tutti una sorte benevola non si potrebbe crescere e trarre del buono anche nel dolore di un distacco, nella freddezza di mille incontri veloci e distanti, fino al sollievo di un momento decisivo. Oltre il perimetro del lieto fine ci sono il sospetto, l’inganno, la beffa, la rivalsa vuota e pallida di troppe esistenze: lo stolido Pulce, oste d’un piccolo borgo, l’astuto Paolo Mortarelli, marchese di Ciciano, e poi la bella Armida, fin troppo consapevole delle sue doti, che avrà modo di turbare gli animi di molti in maniera più che decisiva.

Giuseppe Antonio Borgese, sul Corriere della Sera, definì La trappola «una di quelle rare e felicissime cose in cui qualche volta si adempie il destino di un artista».

Apparato critico, biobibliografia e spigolature linguistiche a cura di Matteo Basora.

Con uno scritto di Nicoletta Prestifilippo.